• caligulas75

Confuso

Esco di casa, quasi mi perdo nella confusione della città che corre, rapida, mai doma. Ripeto a me stesso << cosa avrà la gente stamattina? >> conto le persone che incrocio, sono degli sconosciuti che inevitabilmente devi osservare passandogli di fianco. Il loro volto è spigoloso, imbronciato  ( credo che sarà anche il mio cosi distaccato nei loro confronti ) neppure un sorriso di circostanza, neppure una galanteria, una smorfia o un segno.

Odio il brusio, le folle, le masse. Lo ammetto! Ma rifletto, penso a come ho fatto a diventare cosi, non lo ero. Da bimbo quando camminavo per le strade adoravo sentirmi grande, quando percorrevo una strada salutavo tutti coloro che incrociavo . Grandi -piccoli, tutti. Mi fermavo a parlare con gli anziani che sedevano in piazza e adoravo farmi raccontare da loro tante storie passate che mi hanno dato idea di cos’è l’evoluzione. Come abbiamo fatto a diventare cosi maledettamente distanti? L’umanità si è allontanata, ha perduto il fascino della comunicazione, del contatto che tanto ci ha contraddistinto. Siamo diventati esseri sociali o da social – specialisti delle atmosfere solo nei momenti giusti ma capaci di restare soli per tante ore, senza dialogare liberamente, senza mai concretamente  giocare a carte scoperte. Adoravo uscire da solo e rientrare con almeno cinque conoscenze con cui avevo condiviso momenti. Si parlava di tutto, non esistevano paure di orari o luoghi in potevi uscire senza giungerci almeno in gruppi di dieci per evitare che accada qualcosa. Bastava una chitarra, una temperatura adeguata una scalinata in qualsiasi luogo si potesse raggruppare un po di gente e la serata andava da se, senza effetti speciali, solo comunicazione, solo libertà e gioia di vivere. Sarà stato il telegiornale oppure semplicemente il progresso che ha innalzato le esigenze degli umani e diminuito la possibilità di contatto. Saranno un sacco di motivi,  certamente una cosa l’ho capita – avevo più possibilità di incontrare un amico e fissare un appuntamento con lui quando c’era il telefono fisso e solo a casa e il cellulare era una visionaria immaginazione di Kubrik CHE LA PRESAGIVA IN QUALCHE PELLICOLA DI FANTASCIENZA un futuro lontano almeno 50 anni. Si era molto più sociali quando non c’era possibilità di socializzare differentemente. Mi confondo e provo a rifugiarmi in fantasticherie che provo a inventare pur di non continuare a contare visi che ti passano ad un centimetro e comprendi che neppure se provassi a sorridergli sorriderebbero e quel che peggio aggiungo e che mi sono adattato, e spesso se non sempre sono come loro. Un clone addolorato che viaggia in una città di sconosciuti che piazzano foto sorridenti sui social e si dimenticano il sorriso on-line. Eppure il mondo dovrebbe essere cosi bello da non stancarsi mai di viverlo, eppure il mondo dovrebbe essere cosi grande da non smettere di esplorarlo. Ho la stramaledetta convinzione che questo sia un canale in cui ci siamo introdotti da cui non sarà possibile uscire, se non proseguendo il percorso che pare indicare un finale ricco di distanze e privo di valori. Temo

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